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il paziente di se stesso

Corsari “Dottori di se stessi”

Domenica sera un piccolo manipolo di corsari ha calcato le scene del piccolo teatrino del Caffè della Caduta a Torino.

Noi altri corsari siamo andati a sostenerli dal pubblico.

Per poter raggiungere le poltrone invadiamo letteralmente il palco, la cui scenografia è minimale: tre sedie, uno sgabello, scatole e scatole di medicinali. Facendo attenzione a non spostare nemmeno una confezione di aspirine guadagniamo la platea e ci accorgiamo piacevolmente che è presente l’aria condizionata. Su ogni sedia inoltre c’è la presentazione dello spettacolo “Medico di se stesso”, testo  tratto dal “Il malato immaginario” di Molière. Si tratta di un saggio a termine del lavoro fatto durante il seminario “L’attore infinito” tenuto da Letizia Leardini.

Alla vigilia voci incontrollate e pessimiste dipingevano lo spettacolo come poco interessante, invece è stato divertente e piacevole anche nella sua semplicità. La storia è stata ridotta ai suoi elementi principali.

Il malato (Lino)  che si lamenta continuamente dei suoi malanni e dei costi delle cure. A fare da spalla nei primi  momenti è Giovanni, il servo ubbidiente, che è complice della figlia del vegliardo, Beatrice, quando si scopre che è innamorata di un giovane appena incontrato, Flavio.

Il padre però l’ha promessa sposa al figlio del suo medico curante con l’unico obiettivo di ottenere i medicamenti gratuiti. Flavio però non si da per vinto e si presenta dalla famiglia nei panni di un insegnante di musica per tenere sotto controllo la situazione, fino a giungere ad uno scontro verbale con il suo rivale. Il giovane medico vista la mal accoglienza decide di ritirare la proposta di matrimonio e il padre si vede costretto ad accogliere la proposta della moglie (di lei matrigna) decidendo di mandare Beatrice  in convento.

Ecco che arriva Bartolomeo, fratello di Lino, che cerca di convincerlo della sua fasulla malattia: la tenzone giunge al suo culmine con una vera e propria zuffa tanto per rimarcare che il vegliardo è in perfetta salute. Infine il buon epilogo, con il più classico stratagemma della morte apparente del riccone Lino; la moglie Bernardina invece di disperarsi manifesta la sua gioia per  l’eredità tanto attesa mentre è la figlia che non si da pace dell’accaduto e decide di andare in convento in modo da esaudire gli ultimi desideri del padre.

Lino smaschera le vere intenzioni della moglie e ritrova l’affetto della figlia, inoltre comincia a capire che forse non è poi così malato, mentre gli altri infine lo convincono che non c’è miglior medico di se stesso.

Ogni  attore ha avuto il suo spazio per esprimere ciò che ha imparato durante il seminario, anche se indiscrezioni affermano che la mancanza di tempo ha penalizzato un po’ la ricerca approfondita dei personaggi.

È nello spirito della nostra associazione pensare alla figura dell’attore come “infinita” sempre alla ricerca di occasioni di  approfondimento, di studio e di crescita individuale e collettiva.

Corsari all’arrembaggio!!!